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Tensioni commerciali UE-Cina: Pechino impone dazi sulla carne suina europea

lunedì 13 ottobre 2025

La Cina ha introdotto dazi antidumping provvisori sulle importazioni di carne suina e derivati provenienti dall’Unione Europea, con aliquote che variano tra il 15,6% e il 62,4%. La misura, pubblicata il 5 settembre ed entrata in vigore il 10 settembre 2025, è il risultato di un’indagine avviata nel giugno 2024 dal Ministero del Commercio cinese, nella quale i produttori europei di pratiche di dumping vengono accusati di aver arrecato danni significativi all’industria suinicola nazionale.

 

Nel dettaglio, per le aziende europee campionate, i dazi vanno dal 15,6% al 32,7%; per quelle che hanno collaborato all’indagine senza essere campionate, l’aliquota è del 20%. Per tutte le altre aziende, il dazio massimo del 62,4% rappresenta un blocco di fatto all’esportazione verso la Cina.

 

Dal fronte europeo emergono forti dubbi sulla legittimità dell’indagine cinese, ritenuta da molti osservatori e rappresentanti istituzionali non conforme alle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), sia per la metodologia usata che per l’insufficienza delle prove presentate. Secondo diversi analisti, la mossa cinese ha un chiaro significato politico: sarebbe una risposta diretta ai dazi imposti dall’Unione Europea sulle importazioni di veicoli elettrici cinesi, e si inserisce in un quadro più ampio di crescente tensione commerciale tra Bruxelles e Pechino.

 

I Paesi europei maggiormente colpiti sono Spagna, Paesi Bassi, Danimarca, Germania e Belgio – tutti tra i principali esportatori di carne suina verso la Cina. L’Italia, pur non direttamente interessata dai dazi, risente comunque degli effetti indiretti. Dal 2022, infatti, l’Italia è esclusa dal mercato cinese a causa della Peste Suina Africana (PSA), che ha portato Pechino a bloccare le importazioni dal nostro Paese.

 

Tuttavia, la chiusura del canale cinese costringe gli altri esportatori europei a cercare nuovi sbocchi, aumentando l’offerta interna e facendo pressione sui prezzi. Già ora si registrano cali consistenti in Germania, Belgio, Danimarca e Francia, dove il ribasso ha toccato i 30 centesimi al chilo. Anche i tagli specifici – coppe, pancette, spalle e filetti – sono in forte deprezzamento, soprattutto nei mercati belga e olandese.

 

In Italia, il mercato ha mostrato finora maggiore stabilità: il prezzo del suino è salito leggermente a 2,20 €/kg. Tuttavia, si notano segnali di rallentamento anche nel nostro Paese, con cali significativi su alcuni tagli: la coppa è scesa del 17,3% da Ferragosto, mentre la pancetta ha perso 9 centesimi al chilo.

 

La Commissione Europea ha dichiarato, tramite il portavoce al Commercio Olof Gill, di seguire da vicino la vicenda e di essere pronta a valutare contromisure per tutelare i produttori europei. Non sono ancora state annunciate misure concrete di sostegno, ma l’UE ribadisce il proprio impegno a garantire l’accesso ai mercati esteri per il comparto agroalimentare, che rappresenta un surplus commerciale tra i 60 e i 70 miliardi di euro.

 

Nel frattempo, i principali esportatori – esclusi dalla Cina – iniziano a riversare i propri volumi all’interno dell’UE, generando un eccesso di offerta che rischia di penalizzare anche i produttori italiani, soprattutto quelli orientati all’export intra-UE. Se il trend ribassista dei prezzi dovesse continuare, anche la suinicoltura italiana – finora più resiliente – potrebbe subire un impatto significativo in termini di marginalità e competitività.

 

Serve quindi un monitoraggio attento e costante della situazione, oltre a un coordinamento tra diplomazia commerciale e politiche agricole, per tutelare un comparto strategico come quello suinicolo, ed evitare un’escalation nei rapporti tra UE e Cina.