A seguito di un complesso ed intenso lavoro tecnico svolto in queste settimane dai tecnici delle nostre OP e cooperative in collaborazione con il CSO e gli uffici della Federazione, sono state elaborate – e già inviate in data 1 ottobre al Ministero della Salute e anche al MASAF - numerose richieste di autorizzazione eccezionale per il periodo gennaio-maggio 2026 relative a circa 43 principi attivi che saranno essenziali per fronteggiare le avversità (insetti, malattie fungine, erbe infestanti, batteriosi) che interessano diverse colture orticole, frutticole e pataticole. Tali richieste seguiranno le procedure definite dal Ministero della Salute che prevedono in particolare il parere vincolante del Servizio Fitosanitario Nazionale.
La Federazione ha partecipato in questi giorni alla consultazione pubblica (Call for evidence : https://ec.europa.eu/info/law/better-regulation/have-your-say/initiatives/14824-Sicurezza-degli-alimenti-e-dei-mangimi-semplificazione-generale_it) aperta dalla DG Sante-Commissione UE fino al 14-10-25 (revisione del Regolamento fitosanitario CE n° 1107/09) in relazione alla revisione del Regolamento CE che definisce il sistema delle autorizzazioni PHY nell’Unione. La federazione ha evidenziato i principali fattori di criticità e le gravi inefficienze del sistema autorizzativo, determinato da una estrema rigidità e complessità del quadro normativo attuale e ha indicato quali punti cardine della riforma il passaggio da una valutazione basata sul “pericolo” ad una valutazione centrata sulla migliore gestione del “rischio”, attraverso l’uso di nuove tecniche e nuove tecnologie, la revisione del sistema delle autorizzazioni “zonali”, con l’ obiettivo di una approvazione immediata e definitiva a livello europeo a conclusione dell’iter di valutazione; la stima comparativa, che dovrebbe considerare gli effetti delle molecole sostitutive e la stima di impatto “economico” nel caso di ritiro di sostanze attive che potrebbero esporre il settore a danni inaccettabili; tutti fattori che oggi non vengono concretamente riconosciuti dalla normativa.
Per favorire una transizione adeguata e progressiva verso un nuovo sistema, senza penalizzare ulteriormente i produttori, la Federazione ha suggerito un periodo di “moratoria” di 5 anni.